SARS-Cov-2: l’ISS traduce in musica una parte del genoma

ISS, 2 maggio 2020

L’Istituto Superiore di Sanità ha sonificato una porzione di sequenza del genoma SARS-Cov-2 e l’ha convertita in una traccia MIDI (Musical Instrument Digital Interface). Il risultato finale è una melodia che rispetta i canoni standard per rendere un brano ascoltabile (melodia, ritmo, accompagnamento) senza nessun intervento umano sul pentagramma.

 “E’ stato sorprendente – dice l’autore del brano Marco Mirra informatico presso il Centro di Salute globale dell’ISS ed esperto di musica elettronica – vedere che attraverso la replica fedele di questa traccia in altre 8 e senza alcuna manipolazione umana, man mano che venivano attribuiti i vari strumenti (synth, percussioni, basso, batteria, ecc..) la melodia prendeva forma e corpo”.

Sono molti i gruppi nel mondo – spiega Mirra – che utilizzano tecniche di sonificazione come metodo per la generazione di suoni in funzione di una fonte dati, ma l’Istituto Superiore di Sanità è andato oltre. Pur rispettando l’approccio scientifico nella generazione della traccia MIDI, l’impiego di strumenti elettronici virtuali hanno permesso di raggiungere l’obbiettivo voluto. Una vera e propria esperienza sensoriale, (grazie anche a tecniche di registrazione in 8D) dando voce al virus.

Come fare video chiamate sicure, nel rispetto della privacy.

Mai come in questo periodo di pandemia, è diventata normale la prassi dell’uso dei sistemi di video chiamata. Quello che fino a ieri era a maggior appannaggio delle realtà lavorative che sfruttavano queste tecnologie per ridurre costi e tempi, è diventato di uso comune nelle nostre case. Ma se per un uso prettamente familiare o piu’ o meno goliardico poco importa alla fine di quale strumento dotarsi (Zoom, Wathzap, Skype, ecc..), diversamente per i professionisti che ne fanno un uso (alternativo ad incontri frontali dal vivo) è necessario porsi serie domande su cosa utilizzare per garantire la privacy dei propri clienti. Si stanno infatti accalcando articoli che segnalano varie vulnerabilità di alcune app e parallelamente si rileva un incremento della presenza di nuove app sempre per le comunicazioni audio/video, vista la forte richiesta da parte di tutta l’utenza. Ma per un professionista che usufruisce di queste tecnologie con i suoi clienti per il suo lavoro quali garanzie di riservatezza può fornire?

Cosa verificare prima dell’uso di un’App per garantire la propria ed altrui privacy

Partiamo da un presupposto comune a tutte le App di questo tipo. La video chiamata ancor piu’ il videomeeting è possibile perchè esiste un elemento terzo (un server) che funge da Agorà virtuale. Altrimenti come sarebbe possibile comunicare con persone che magari geograficamente sono sparse nel mondo? Il server in questione (provider) è  quello che fornisce il servizio di entrata ed uscita delle comunicazioni tra due o piu’ partecipanti. Di fatto quindi per tutta la durata della video chiamata le informazioni permangono sul server (primo problema) e anche le comunicazioni stesse per poter essere sicure e quindi non ascoltabili (sniffing) devono essere criptate (secondo problema). C’è da dire che la maggior parte delle app e dei servizi in circolazione piu’ diffuse garantiscono il criptaggio della comunicazione (anche se non tutti i criptaggi sono uguali e validi), ma rimane l’incognita del server. Andrebbe cioè verificato e documentato che della comunicazione avvenuta non ne rimanga in memoria nulla. Ossia che oltre alla funzione di connettore il server non salvi nei propri database il contenuto della video chiamata, o altre informazioni relative al posizionamento geografico dei partecipanti, la propria mail, o altre informazioni a cui non è stato dato consenso al mantenimento presso un elemento terzo (il server appunto). 

E quindi?

Ad oggi l’unica possibilità laddove vi sia una connessione criptata è di eliminare il server di mezzo. In poche parole ritorniamo al concetto della telefonata classica. Cioè fatta la numerazione di chi vogliamo chiamare la telefonata arriva direttamente a chi cerchiamo. Non viene quindi delegata ad un elemento terzo nessun tipo attività ponte, ma la comunicazione avviene punto-punto. Sullo stesso principio al fine di garantire il massimo della riservatezza si stanno orientando diversi produttori di app, che inglobano normalmente tra le loro opzioni anche questo tipo di opzione. Una delle App che mi permetto di consigliare è SIGNAL. Innanzitutto utilizza un sistema di criptaggio E2EE (end-to-end), e quindi  solo le persone che stanno comunicando possono leggere i rispettivi  messaggi ed è praticamente impossibile che altre persone possano intrufolarsi, altra cosa  (la piu’ importante) può non fare uso del server (provider) ma fare quella che tecnicamente si chiama collegamento P2P. In questo modo il proprio indirizzo IP non viene in alcun caso rilevato (la posizione geografica dell’utente non viene rilevata), cosa obbligatoria per usufruire di questo optional che gli utenti tra loro siano presenti nei rispettivi contatti. Altro limite (per il momento) che l’app non prevede chiamate multiple, solo tra 2 persone.

Palestra per il cervello

Sono personalmente dell’idea che queste situazioni di cambiamento e riadattamento delle abitudini di vita, possono essere un’opportunità per fornire al nostro cervello nuovi stimoli. Non a caso la razza umana non si è estinta (come i dinosauri), malgrado continui cambiamenti climatici e altre catastrofi che hanno coinvolto la nostra specie. Ma, senza nulla togliere ai nostri avi, anche quello che stiamo vivendo in questi giorni a causa della quarantena forzata dal coronavirus, è nel nostro piccolo una potenziale catastrofe. Non tanto per la nostra salute fisica (che fino a che stiamo a casa è itelligentemente  tutelata), ma per le ricadute che ci sono in termini mentali. Non ce ne accorgiamo ma stiamo vivendo un cambiamento in atto, a livello cognitivo e comportamentale,  che non sappiamo bene quali conseguenze comporterà nella (spero prossima) vita normale. Di certo, un cervello inattivo è pericoloso. E’ come accendere la propria auto nel box senza partire. Prima o poi il monossido di carbonio che esce dalla marmitta ti addormenta e ti uccide. Ecco proprio cosi. Le nostre case possono diventare “il nostro box” mentale, per questo è necessario tenere aperta la porta e far girare la nostra macchina (il cervello). 

Ho pensato fosse bene quindi fornire a chi mi segue, un po’ di idee su come “far girare” la nostra mente, per non atrofizzarla. Vi segano  per prima una pagina presente nel sito governativo dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) nella quale sono presenti tutta una serie di link diversificati per categorie,  di servizi  che diverse aziende forniscono gratuitamente o con forti sconti, proprio per rendere piu’ vivibile questo momento.  Il link lo trovate qui: Solidarietà Digitale, ed un elenco di siti che forniscono cataloghi infiniti di corsi (anche gratuiti) da poter fare tranquillamente da casa, a nostro piacimento

UDEMY Un sito ricchissimo di corsi di ogni tipo. Accattivante il prezzo per ogni corso, che mediamente si aggira sui 12 €. Vai al sito 

GOOGLE DIGITAL TRAINING Corsi con un taglio fortemente orientato al mondo del digitale, del business e del marcheting, adatti per tutti, direttamente fruibili dalla piattaforma Goolgle. Vai al sito

LIFE LEARNING Un catalogo ricco di corsi e master, la cui certificazione l’azienda assicura essere riconosciuta in 160 paese. Tra i cataloghi a pagamento ci sono diversi corsi gratuiti che per farsi un’idea sul servizio vale la penna provare.  Vai al sito

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WESCHOOL  Quando eravamo studenti come voi abbiamo creato questo sito perché sognavamo di poter studiare online, sulle lezioni dei migliori Prof, ovunque e in qualsiasi momento, gratis. . Il sito si descrive cosi. E non delude affatto. Veramente ricchissimo di  corsi  molto aderenti ai vari programmi scolastici. Uno spunto interessante per i docenti che in questo periodo devono riorganizzare l’erogazione dei propri programmi di lezione online. Vai al sito 

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LELENCO COMPLETO SITI CHE OFFRONO CORSI ONLINE SULLA PAGINA GOOGLE

Ancora girano siti http? Non è possibile !

Malgrado siano passati 5 anni da quando Google (e a seguire altri browser) emanava un bollettino nel quale avvisava che i siti non HTTPs sarebbero stati segnalati su Crome, ancora ad oggi  è possibile imbattersi in siti in cui le transazioni non sono criptate. Ma cerchiamo prima di andare avanti di spiegare cosa è l’http e la sua evoluzione https. L’ Hyper Text Transfer Protocol non è nient’altro che il vettore (un po come la nostra automobile per capirci) grazie al quale i dati vengono scambiati durante la navigazione in un sito. La letterina “s” alla fine dell’HTTP sta per Secure, o ancora meglio sarebbe la compressione di Secure Socket Layer. Si tratta cioè di un metodo di criptaggio (è come se abbassassimo la sicura dello sportello dell’auto nell’esempio di prima durante il viaggio) che rende durante la trasmissione dei dati il trasporto di questi sicuro, impossibile cioè da captare.  Come di consueto, cercherò di spiegare in maniera semplice perchè (soprattutto con le nuove direttive del garante attraverso il GDPR) la navigazione in siti di questo tipo, oltre a palesare la carenza di manutenzioni (un webmaster  che segue il sito avrebbe già provveduto a trasformare il sito da http ad https) mettono in pericolo la nostra privacy.

Iniziamo a capire in che modo i vari browser ci avvisano che stiamo accedendo ad un sito non sicuro. Nell’immagine che segue ho fatto i vari screenshot degli avvisi che normalmente sono contenuti dietro un’iconcina prima del www nome sito che abbiamo chiesto di navigare. 

La navigazione in un sito non avviene senza nessun coinvolgimento del nostro computer. Mentre navighiamo, scarichiamo testo, immagini e vari contenuti (vedasi articolo sui cookie), interagendo alcune volte con il sito, attraverso immissione di dati che non avviene in maniera criptata. Se ad esempio immettiamo dati come quelli di una carta di credito, di una login e password, ecc.. stiamo trasmettendo dati captabili e leggibili da qualcun’altro non autorizzato. 

In che modo? 

Basta che una persona con iniziative malevole si interponga tra noi ed il sito (esempio qualcuno che si trova agganciato sulla stessa connessione di rete) e grazie a software e tecniche di ascolto (dette tecniche di sniffing) acquisisca  in maniera speculare i dati che transitano sulla rete. 

Ma come funziona il protocollo HTTPs ?

Della serie, inutile fare quello che già altri hanno fatto. Eccovi un video molto chiaro su come funziona il tutto trovato su Youtube (https://creactivitywebstudio.it)

RACCOMANDAZIONE E CONCLUSIONI

Siamo nel 2020, e sono passati ormai diversi anni da quando per tutti i browser è stata recepita la raccomandazione a navigare in sicurezza. Diffidate quindi di siti che ancora sono http. Anche se innocui all’apparenza, non sappiamo mai con esattezza cosa sta accadendo mentre stiamo navigando su un sito.

Non lamentiamoci se il nostro sito non viene declassato in rete, o meglio i contenuti in esso presenti vengono posti in basso nella SERP (Search Engine Results Page) ossia la pagina dei risultati della ricerca. GOOGLE vi aveva avvisato !!!

Wuhan Coronavirus come controllarlo e impedire un contagio globale

Penso che quello delle infezioni incontrollate, sia uno degli argomenti di cui tutti piu’ o meno, siamo molto sensibili se non addirittura terrorizzati. In questi giorni dopo la propagazione del Whuan Coronavirus (2019-nCoV) avvenuta dal 1° Dicembre 2019, tutto il mondo sta rimanendo con il fiato sospeso, nel tentare di capire come arginare questo mostro invisibile che si muove in maniera imprevedibile. Si parla spesso di globalizzazione in vari contesti, ma di sicuro quello che riguarda gli allarmi sanitari, desta ancora piu’ paura proprio per la facilità con cui le  persone si possono spostare nel mondo in tempi molto rapidi. Ma esiste anche un’aspetto positivo della globalizzazione (quello digitale) che  ci permette, collegandoci attraverso la rete internet  di poter raggiungere persone e luoghi anche nelle zone del mondo piu’ recondite. E’ proprio quello che sta accadendo per mappare le aree di contagio dell’infezione, vista la subdoloscenza di questo particolare virus, che lo ricordiamo, non si manifesta con sintomi particolari, ma con problemi respiratori comuni (non necessariamente accompagnati da febbre) o addirittura senza alcun sintomo per poi entro 2 settimane dal contagio manifestarsi in tutta la sua violenza. L’unica strada per identificarne la presenza in un soggetto sono test di laboratorio su campioni respiratori e/o siero  (per maggiori info consultare: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sintomi-diagnosi), oltre ad altri screening di tipo piu’ generale. E’ notizia ormai diffusa che grazie all’impiego della rete 5G nella città di Wuhan e le altre località interessate dall’epidemia si stanno adottando sistemi integrati di screening sulle persone, permettendo l’interconnessione anche da remoto di specialisti anche lontanissimi dal luogo dell’infezione. Alle classiche acquisizioni dei dati di laboratorio, grazie alla velocità e robustezza della rete 5G vengono acquisite immagini e video, che permettono di arricchire una banca dati che oltre a mappare i focolai fornisce informazioni indispensabili ad epidemiologi ed infettivologi in tutto il mondo.

Di seguito la mappa interattiva dei focolai nel mondo. 

Microsoft: I dati di 250 milioni di clienti accessibili liberamente via WEB

Notizia di queste ore, che per gravità e portata dei fatti farebbe tremare le gambe anche ai piu’ robusti. Ancor di piu’ perchè chi è al centro dei fatti è la Microsoft, azienda che dovrebbe “dare l’esempio”. 

I fatti

Microsoft ha esposto sul web i dati di quasi 250 milioni di clienti contenenti informazioni relative alle conversazioni tra gli operatori dei call center  e i clienti, e cosa ancora piu’ assurda  per tutto il periodo che va dal 2005 al dicembre 2019. Chiunque senza nessuna richiesta di autorizzazione poteva visionarli. 

Si chiude la stalla quando sono usciti già i buoi? 

Bella domanda!  Ad oggi non ci è dato sapere se i dati esposti possano essere suscettibili  ad eventuali sanzioni previste dal GDPR, ma di certo i dati cosi facilmente raggiungibili potrebbero essere stati carpiti da potenziali truffatori per raggiri e truffe. Di fatto, il poter fingere di essere tecnico Microsoft darebbe accesso ad una serie di informazioni che malevolmente possono essere estorte al malcapitato cliente. 

A quanto pare ci sono ancora indagini in corso da parte della Microsoft che comunque lo ricordiamo non contatta mail il cliente senza un’apertura di un ticket, e raramente lo fa telefonicamente o direttamente via mail, ma sempre l’apertura e gestione di un ticket online. 

Fonte ufficiale Microsoft: https://msrc-blog.microsoft.com/2020/01/22/access-misconfiguration-for-customer-support-database/


Internet dei sensi

E’ grazie ad uno studio studio condotto da Ericsson ConsumerLab che si è potuto proiettare in un futuro non molto lontano, di quale potenzialità potremmo dotarci se senza nessun tipo di intermediazione (il nostro smartphone per capirci) è possibile interfacciasi con internet. Andiamo a scoprire allora quali sensi saranno coinvolti e come:

La mente.

Basterà pensare a qualcosa per poter vedere su visori magari posizionati davanti ai nostri occhi quello che cerchiamo.

La voce
Anche se ormai abbiamo fatto passi da giganti sull’elaborazione della sintesi vocale, sarà possibile interpretare in maniera sempre piu’ precisa lo stato d’animo 

Il Gusto

E’ grazie ad una serie di cellule collocate sulla lingua che possiamo definire la qualità del sapore di un alimento. Bene anche in questo caso sarà possibile agire proprio su i recettori del gusto “alterandone” la percezione, magari a favore di un alimento non molto gustoso. O magari capire in base alla quantità presente nel bolo alimentare presente nel cavo orale prima dell’ingestione di quali sostanze e in che misura sono presenti (zuccheri, conservanti, ecc..)

Olfatto

Anche qui come per il gusto, è possibile agire sui recettori dell’olfatto alterandone la percezione o identificare l’origine di un odore.

Tatto

Anche l’esperienza tattile sarà realistica grazie a interfacce che riprodurranno la superficie di un oggetto. Le nostra dita e il nostro corpo verrà a contatto con superfici corrispondenti magari ad oggetti fisicamente non presenti. Potrei percepire ad esempio, la superficie liscia o ruvida di un oggetto fisicamente lontano migliaia di kilometri.

Udito

Il passaggio da ciò che si ascolta, l’elaborazione del pensiero ed un eventuale comando sarà tracciabile e trasformato in un’azione. Ad esempio. Ascolto una musica che mi piace?  Mi potrebbe essere proposto la data ed il luogo a me piu’ vicino di dove farà il concerto l’artista che la sta eseguendo.

Ma come sarà possibile in termini pratici tutto ciò ?

Naturalmente dal pensiero all’uso attuale dei nostri sensi tutto passa attraverso il nostro cervello, coinvolgendo diversi centri ognuno preposto ad una specifica attività (vedi articoli correlati:https://www.marcomirra.it/tag/mente/). Sarà possibile intercettare queste informazioni per poi elaborarle e restituirle sotto forma di suoni, video, o qualsivoglia  informazione in output. 

Gestione dei progetti Waterfall. Come partire con il piede giusto.

Augurandomi di stimolare l’approfondimento degli argomenti che ho di seguito preso in esame relativi alla progettazione chiamata Waterfall (cascata in inglese), rimandando ad approfondimenti più specifici al PMBOOK (testo ufficiale per il Project Management). 

Che cos’è un progetto ?

E’ uno sforzo temporaneo intrapreso per creare un prodotto, un servizio o un risultato unici.

E’ temporaneo in quanto ha un inizio e una fine definiti nel tempo, impiegando un numero specifico di risorse (umane e non). 

E’ unico in quanto ha un inizio ed una fine e non è quindi un’operazione di routine che invece è assimilabile ad un processo ciclico, ma una specifica serie di operazioni progettate per raggiungere un obiettivo. Elemento chiave per ogni progetto indipendentemente si tratti di sviluppo di software, alla costruzione di un ponte, o qualsiasi tipo di progetto è il team. Un elemento cardine per ogni riuscita di un progetto. Molte volte si preferiscono team con una formazione “in crescita” ma ben affiatati,  che gruppi di lavoro con persone ben preparate ma divise e non comunicative. E’ insita nel concetto stesso di progetto la squadra. Meglio ancora se eterogenea, ma con lo stesso obiettivo, ed in grado di riconoscere come leader il Project Manager. 

Come gestire un progetto ?
Per gestire un progetto è necessario mettere in campo: conoscenza, abilità comunicative, ed impiegare strumenti e tecniche per la progettazione di attività e processi. Normalmente viene affidato questo compito ad un Project Manager che funge da connettore tra il committente e il team di lavoro. Non si tratta necessariamente di una figura tecnica (anche se ad esempio nel mondo IT è un grosso valore aggiunto) ma di un leader che alle sue personali capacità applichi quanto definito negli step che seguono.

Per capirci..

Un progetto, assomiglia un po al funzionamento di un motore. Composto da varie parti che lavorano indipendentemente ma tutti facenti parte di un unico blocco motore e che hanno come fine ultimo quello di “muovere la macchina”. 

 I processi di gestione del progetto si dividono in cinque gruppi:

ciclo

1. Avvio

Viene analizzata l’idea di progetto e discussa con il team, che valuta se in grado di realizzarla. Alla fine viene elaborato un piano di progetto che fungerà da documento di massima nel quale si evidenziano gli obiettivi da raggiungere

2. Pianificazione

Se il piano di progetto viene approvato dal committente è possibile arricchirlo con altre informazioni fondamentali. Nello specifico vengono eviscerati argomenti relativi a: budget, dettaglio dei tempi, risorse umane e non (chi fa cosa e quando), gestione dei rischi, standard comunicativo, ecc.. Nella maggior parte dei casi il piano di progetto va emendato e modificato man mano che il i lavori vanno avanti (vedi immagine sulla fase 4) e ri-sottomesso all’approvazione del committente. 

3. Esecuzione

Questa fase è quella piu’ pratica di tutto il progetto, dove dalla carta si passa alla pratica. Inizia solitamente con una riunione iniziale chiamata nella quale tutte le risorse coinvolte nel progetto si incontrano e dove il  project manager aiuta la squadra ad avviare il tutto. 

4. Monitoraggio e controllo

E’ necessario capire cosa sta accadendo al progetto. Per fare questo oltre a tenere sempre d’occhio il piano di progetto e le varie pianificazioni in esso contenute, è necessario sapere se tutto procede come previsto. La comunicazione tra il team e il project manager è vitale in questa fase. L’individuazione di una problema, un rischio sopraggiunto a qualsiasi altra cosa di non pianificato, se non affrontato adesso ed effettuati gli opportuni aggiustamenti progettuali,  potrebbe avere nel tempo un effetto domino nefasto. Un progetto non controllato e monitorato, può corrispondere ad un progetto votato al fallimento e ad un aumento dei costi disastroso. Per minimizzare “i danni”, normalmente si richiede ad ogni membro del team di mantenere aggiornato il cosiddetto stato di avanzamento del proprio lavoro. Questo (oggi è molto piu’ facile) è possibile utilizzando apposite piattaforme online che facilitano in maniera esemplare questo passaggio obbligato (Vedi apposita sezione nel sito:https://www.marcomirra.it/project-managements-tools/). 

5. Chiusura

Quando il prodotto finale corrispondente all’oggetto del piano di progetto viene consegnato formalmente e tutti gli stakeholder, non prima però di aver organizzato una riunione di chiusura di progetto, nella quale assieme a tutto il team si tirano le somme per stabilire cosa ha funzionato e cosa non in tutto il ciclo di vita del progetto. 


Per affrondimenti:https://pdfs.semanticscholar.org/3fd1/e24ad8115cc396a7cfa21597d7d42ed6b1d1.pdf

Dissing, propsing, featuring .. e tanto altro che gira sulla rete

Ultimamente mi sono imbattuto (per sbaglio in realtà) in un video TRAP (TRAP in americano indica il luogo in cui avviene lo spaccio di droga) e in tutta una serie di commenti video, dove queste persone si rimpallavano con accenti alcune volte molto forti termini a me sconosciuti. Un ibrido tra lo slang americano e il dialetto italiano. E per questo mi sono divertito a cercarne il significato sempre in rete. C’è da dire che molto di quello che ho trovato riporta sempre in contesti legati al mondo della musica, ma come vedrete sono applicabili anche in altre ambientazioni.


DISSARE (dissing)

Il termine dissare nasce dalla parola inglese dissing o disrespecting, che tradotto significa “mancare di rispetto”. E’ comunque un modo con cui normalmente attraverso i social si scredita una persona.

PROPSARE
Spalleggiare, proporre stare dalla tua parte


FEAT (Featuring)
E’ l’abbreviazione di featuring ossia la partecipazione di un musicista al disco o al concerto di un altro.


BUFU
E’ l’acronimo di “By Us Fuck You”, (la parola you è sostituita dalla U). In italiano significa per quanto mi riguarda puoi andartene a quel paese.


LARIO
Prende le sue origini dal siciliano che vuol dire “che brutto”


FLOW
stile con cui rappi. Ma è applicabile anche in contesti nel quale vuoi indicare uno stile particolare di fare le cose

BLACK PARTY
Festa in strada (fare casino)


DOWN WITH
Stessa affinità di pensiero (della serie la pensiamo nello stesso modo)


FAKE
Finto. E’ possibile applicarlo ad un’infinità di cose delle quali si vuole indicarne la poca attendibilità.

E questi sono solo alcuni dei termini che ho trovato, e sicuramente chissà ancora quanti ne verranno coniati. Ma il vero motivo di questa contaminazione con la nostra lingua è da ricondurre al mondo dell’HIPOP e da quello dei social network. Infatti mentre per il primo caso, l’utilizzo di nuovi termini è utilizzato per smussare la metrica e la “sonorità” di un testo cantato (ad esempio nella TRAP) nel secondo caso, è  l’impiego della tastiera del telefono per messaggiare (già dai tempi dei soli SMS) che ha indotto ad utilizzare acronimi e abbreviazioni. Questo non soltanto per motivi di tempo ma per fornire una colorazione semantica a quello che si esprime (come ad esempio accade con le famose faccine su Wathzap). Non c’è quindi da meravigliarsi se anche gli algoritmi di Intelligenza Artificiale, a forza di perfezionarsi ed imitare i meccanismi logici del nostro cervello creino una nuova lingua. Impossibile da decifrare e quindi molto pericolosa se utilizzata come metodo di comunicazione tra apparati AI al punto che la stessa Facebook che stava mettendo a punto un progetto specifico ha bloccato il tutto. 

Per approfondimenti: https://www.lastampa.it/cultura/2017/07/30/news/la-lingua-misteriosa-creata-dall-intelligenza-artificiale-1.34460280


Esperimenti Google

Forse non tutti sanno che Google ha già da diverso tempo attivato uno spazio web per tutti i progetti sperimentali. Una sorta di vetrina per chi in maniera anche visionaria espone i propri siti a cavallo tra nuove tecnologie ed arti visive, sonore e di interazione uomo/macchina, e tanto altro ancora. Ma cosa ancora piu’ interessante è la possibilità di scaricare suddetti siti e vederne il cuore tecnologico. Un piatto golosissimo per gli sviluppatori in erba, e per chi ha bisogno di approfondire nuove idee..

Elenco cliccabile delle categorie di progetti visionabili

Da tenede d’occhio questo sito per la sua ricca community e gli spunti tecnologici che vengono proposti. Non adatto solo per gli addetti ai lavori ma anche in chi vuole affacciarsi verso il futuro.