SARS-Cov-2: l’ISS traduce in musica una parte del genoma

ISS, 2 maggio 2020

L’Istituto Superiore di Sanità ha sonificato una porzione di sequenza del genoma SARS-Cov-2 e l’ha convertita in una traccia MIDI (Musical Instrument Digital Interface). Il risultato finale è una melodia che rispetta i canoni standard per rendere un brano ascoltabile (melodia, ritmo, accompagnamento) senza nessun intervento umano sul pentagramma.

 “E’ stato sorprendente – dice l’autore del brano Marco Mirra informatico presso il Centro di Salute globale dell’ISS ed esperto di musica elettronica – vedere che attraverso la replica fedele di questa traccia in altre 8 e senza alcuna manipolazione umana, man mano che venivano attribuiti i vari strumenti (synth, percussioni, basso, batteria, ecc..) la melodia prendeva forma e corpo”.

Sono molti i gruppi nel mondo – spiega Mirra – che utilizzano tecniche di sonificazione come metodo per la generazione di suoni in funzione di una fonte dati, ma l’Istituto Superiore di Sanità è andato oltre. Pur rispettando l’approccio scientifico nella generazione della traccia MIDI, l’impiego di strumenti elettronici virtuali hanno permesso di raggiungere l’obbiettivo voluto. Una vera e propria esperienza sensoriale, (grazie anche a tecniche di registrazione in 8D) dando voce al virus.

COVID-19 molto piu’ di un virus

IL 4 Marzo 2020 con il DPCM relativo al contenimento della diffusione del virus si è formalizzato come modificare drasticamente le nostre abitudini di vita. Uno spettro che si aggira all’interno delle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro e tra le nostre relazioni umane. Un essere invisibile che come un cecchino può puntarti, e capace non sempre di farti sentire  il dolore immediato, ma a volte in maniera silenziosa nuocere a te e chi ti sta attorno  con tutta la calma necessaria. Siamo passati dal pensare; tanto il problema era lontano da noi (in Cina dicendo che quasi quasi se la sono cercata mangiatori di ogni forma di vita animale), a man mano vederci arrivare  fino sotto casa questo virus, di cui si sa un po tutto e niente. Si sa soltanto che con certezza è un virus che dall’animale è passato all’uomo, ma poi di fatto quello che accadrà nessuno lo sa. Fino a poche settimane fa, ci rassicuravano che presto sarebbe finito con l’arrivo della primavera, per poi oggi prepararci al fatto che  potrebbe non essere cosi.  A sperare, in attesa di un vaccino, che possa estinguersi lentamente limitando il contagio, a immaginare che forse non ce ne liberemo cosi facilmente. Al mistero del fatto che pare sia piu’ blando nei bambini, piu’ aggressivo sulle persone del sesso maschile e che piu’ o meno in linea di massima miete vittime tra immunodepressi ed anziani. Insomma, un bella bega per questa società cosi tanto strutturata sul consumismo e sul libertinismo. 

Dal 4 Marzo tutti i nostri ragazzi stanno a casa, e pare proprio che non hanno capito che sta succedendo. Hanno confuso questa chiusura della scuola con le vacanze di Pasqua anticipate. Pensano di fare la vita normale e avere le stesse identiche relazioni e abitudini di sempre. Ed è veramente difficile fargli capire che non è piu’ come prima, ma come biasimarli ? In fondo noi adulti a parte categorie particolari, non è che stiamo dando un grande esempio.

Penso infatti ai  nostri medici e paramedici, eroi invisibili che stanno in trincea e stanno dando un segno al mondo di come l’Italia non si nasconde, reagisce ed agisce. Malgrado le scuse postume della Francia (fonte: Repubblica.it)  dopo che in questi giorni su Canal + girava il video satirico nel quale un pizzaiolo (evidentemente infetto)  sputava su una pizza margherita diffamando l’Italia sottotitolando Pizza Corona (vedi video affianco). Come dire, di nuovo la Francia ha perso un’occasione buona per dimostrare saggezza e soprattutto senso civico, in virtù di una pseudo millantata satira, che come fu dopo il terremoto di Amatrice e in altre occasioni rendono percepibile un certo malessere nei confronti dell’Italia (Qui il link con tutte le vignette di Hebdo)

Alcuni video italiani in risposta a quello francese

Ma siamo in guerra davvero?

Si amico mio siamo in guerra. Cosi rispondevo telefonicamente ad un amico con cui parlavamo della situazione. Ma le uniche armi che abbiamo è la prudenza e l’intelligenza. Armi che purtroppo come società abbiamo lasciato nelle soffitte del nostro conformismo e di un lasciarsi vivere, come se tutto fosse dovuto. D’altro canto un virus per diffondersi ha bisogno di un organismo ospitante che gli permetta di fare N. copie di se stesso e l’unico modo per strammazzarlo (il bastardo) è di indurlo all’eutanasia (alla fine dell’articolo i riferimenti del Ministero della Salute sulle modalità di protezione e prevenzione). Chiaramente in questi giorni tutti puntano lo sguardo sulla scienza. Su chi (magari precario e invisibile) improvvisamente viene messo al centro della scena. In un paese come il nostro che sforna “capoccioni” che ci invidia mezzo mondo, obbligati a trovare un posto fuori dal nostro paese. Tutti siamo  in attesa di un vaccino che ci doterebbe delle armi per difenderci in caso di contagio. In molti ancora ricordano  quando nel 1969  si diffuse in Italia un’infezione (la Spaziale) che un anno e mezzo prima si sviluppò da Hong Kong. Da li poi man mano si  diffuse in America, tutta l’Asia ed infine in Europa. In Italia ancora c’erano persone che ricordavano i tempi della tragica pandemia dell’influenza Spagnola del 1918 che uccise nel mondo almeno 25 milioni di persone, un piaga nella piaga, di una prima guerra mondiale che fu terribile per tutta l’umanità. Anche se la Spaziale non era particolarmente letale, ma fortemente contagiosa (si stima che ci furonono piu’ di 500.000 contagi in tutto il mondo), per alcuni aspetti (non legati al tipo di virus) assomiglia all’attuale COVID19. Ma cosa differenzia queste due infezioni? Chiaramente la  velocità di trasmissione. Un tempo pari ad un anno e mezzo per la Spaziale a meno di un mese per la COVIDE19. Effetto boomerang  della globalizzazione, e della netta riduzione dei tempi di spostamento da una parte e l’altra del mondo. Ma quello che veramente fa la differenza è quello che comporta questo virus sulla nostra vita.  Fatta di relazioni sociali, di paranoie per cose stupide, accanimenti per cose inutili, e di tanto altro a cui ci siamo abituati ad avere in automatico. Nella storia eventi di questo tipo hanno sempre avuto un effetto di ritorno. Una sorta di obbligo a riflettere, a fermarsi che porta l’uomo a scendere negli abissi della propria esistenza. Chiunque di noi non ha potuto fare a meno in questi giorni di farsi alcune domande esistenziali. Una tra tante, della nostra fragilità come esseri viventi. Tanto forti, palestrati, ipertecnologici,  attenti a nutrizione e ad ogni piccolo malessere,  per poi combattere con un nemico microscopico e cosi subdolo da ridurci magari ad untori senza saperlo. E’ un momento tragico per la nostra nazione tanto afflitta da tanti guai, ma è anche un momento per fare i conti con la nostra vita e capire meglio quello che abbiamo e quello che ci è stato per il momento tolto. Un momento nel quale è opportuno essere attenti,  e vigilare per individuare lo sciacallo di turno, che approfittando della nostra attenzione rivolta al  corona virus faccia giochi sporchi alle nostre spalle, sia a livello politico che in altri ambiti. Sono sicuro che quello che sta accadendo non è avvenuto per caso. Che in qualche modo sia un monito a questa generazione, troppo sicura di se, che ha fatto dell’agnosticismo la nuova religione, e che ha perso invece parte della sua natura spirituale, creando cosi un cortocircuito che mi piace pensare non serva per mietere vittime folgorandole, ma dando nuovi stimoli esistenziali, rigenerandoci da dentro riuscendo passato questo tempo (che passerà di sicuro) ad apprezzare ogni giorno come un dono, e aprire gli occhi alle nuove generazioni, fin troppo anestetizzate.

LINEE GUIDA DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Wuhan Coronavirus come controllarlo e impedire un contagio globale

Penso che quello delle infezioni incontrollate, sia uno degli argomenti di cui tutti piu’ o meno, siamo molto sensibili se non addirittura terrorizzati. In questi giorni dopo la propagazione del Whuan Coronavirus (2019-nCoV) avvenuta dal 1° Dicembre 2019, tutto il mondo sta rimanendo con il fiato sospeso, nel tentare di capire come arginare questo mostro invisibile che si muove in maniera imprevedibile. Si parla spesso di globalizzazione in vari contesti, ma di sicuro quello che riguarda gli allarmi sanitari, desta ancora piu’ paura proprio per la facilità con cui le  persone si possono spostare nel mondo in tempi molto rapidi. Ma esiste anche un’aspetto positivo della globalizzazione (quello digitale) che  ci permette, collegandoci attraverso la rete internet  di poter raggiungere persone e luoghi anche nelle zone del mondo piu’ recondite. E’ proprio quello che sta accadendo per mappare le aree di contagio dell’infezione, vista la subdoloscenza di questo particolare virus, che lo ricordiamo, non si manifesta con sintomi particolari, ma con problemi respiratori comuni (non necessariamente accompagnati da febbre) o addirittura senza alcun sintomo per poi entro 2 settimane dal contagio manifestarsi in tutta la sua violenza. L’unica strada per identificarne la presenza in un soggetto sono test di laboratorio su campioni respiratori e/o siero  (per maggiori info consultare: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sintomi-diagnosi), oltre ad altri screening di tipo piu’ generale. E’ notizia ormai diffusa che grazie all’impiego della rete 5G nella città di Wuhan e le altre località interessate dall’epidemia si stanno adottando sistemi integrati di screening sulle persone, permettendo l’interconnessione anche da remoto di specialisti anche lontanissimi dal luogo dell’infezione. Alle classiche acquisizioni dei dati di laboratorio, grazie alla velocità e robustezza della rete 5G vengono acquisite immagini e video, che permettono di arricchire una banca dati che oltre a mappare i focolai fornisce informazioni indispensabili ad epidemiologi ed infettivologi in tutto il mondo.

Di seguito la mappa interattiva dei focolai nel mondo. 

Misurazione dell’ HRV. Come capire quanto si è stressati

Inutile ripetercelo, piangendoci addosso. Non siamo in grado di ascoltarci (vedi interocezione). Viviamo continuamente di corsa, e ci avvolgiamo come tante coperte di Linus, negli alibi di cui  questa generazione ci ha dotato. La verità,  è che non sappiamo quando fermarci e reimpostare il nostro metronomo interno. Non ci hanno educati a scandire nuovi ritmi in sintonia con quelli interni, nei quali poter assaporare la vita e non divorarla e rendendocela indigesta.
Ma è possibile misurare lo stress senza una autodiagnosi falsabile? La risposta è si grazie ad una misurazione chiamata HRV ( Heart Rate Variability).

Che cosa significa  HRV e come fa a capire che sono stressato?

Dovendoci per forza addentrare in alcuni dettagli tecnici per capire come fanno particolari strumenti a determinare la variazione della frequenza cardiaca (HRV), è bene fare una piccola introduzione su come funziona il nostro cervello. 

Il battito cardiaco come sappiamo aumenta durante l’esercizio fisico coordinato dal Sistema Nervoso Centrale (SNC) viene sollecitato dalla richiesta di ossigeno dai vari tessuti e quindi stimola il cuore a pompare più sangue. Non appena la richiesta delle performarce fisiche diminuiscono lentamente il cuore riprende il suo battito normale e la frequenza riacquista come dire valori di crociera. Vedendo piu’ da vicino in che modo queste regolazioni vengono attivate e da quali strutture. Il SNC è diviso in due altri sotto sistemi; il sistema nervoso simpatico (SNS) e il sistema nervoso parasimpatico (SNP). Il primo (SNS) è coinvolto in tutte quelle attività legate alle sollecitazioni che richiedono un “pronto intervento”. La sua stimolazione quindi fa si che i battiti aumentino (anche senza una specifica richiesta di  sforzo fisico correlato) al fine di poterci tenere pronti per la difesa/azione. Al contrario, l’SNP è invece il meccanismo che viene attivato quando ci rilassiamo, dormiamo facciamo meditazione, yoga ecc.. In nessun caso un sistema è piu’ importante dell’altro, ma lo è il punto di equilibrio invece tra l’azione/reazione e il rilassamento/recupero. E’ proprio a causa dell’alterazione di questo equilibrio che iniziano i problemi.

Fonte:https://www.my-personaltrainer.it/farmacologia/sistema-nervoso-44.html

Il primo (SNS) è coinvolto in tutte quelle attività legate alle sollecitazioni che richiedono un “pronto intervento”. La sua stimolazione quindi fa si che i battiti aumentino (anche senza una
specifica richiesta di  sforzo fisico correlato) al fine di poterci tenere pronti per la difesa/azione. Al contrario, l’SNP è invece il
meccanismo che viene attivato quando ci rilassiamo, dormiamo facciamo meditazione, yoga ecc.. In nessun caso un sistema è piu’ importante dell’altro, ma lo è il punto di equilibrio invece tra l’azione/reazione e il rilassamento/recupero. 

E’ proprio a causa dell’alterazione di questo equilibrio che iniziano i problemi. Quando cioè il nostro cervello percepisce un pericolo (che deve portare ad una azione che ad esempio non esiste), ma che comunque attiva il SNS a tenersi pronto per la battaglia. Ma quale battaglia? E’ proprio questo il problema. Per il cervello anche se non esiste nessuna battaglia visibile, possono essercene (anche piu’ di una) dentro di lui. Poco importa se nessuno la vede, la battaglia c’è, e tutto è pronto per affrontarla. Ostaggi insomma di una struttura a forma di mandorla (l’amigdala) collocata nel lobo temporale del nostro cervello, responsabile della gestione delle emozioni ed in particolar modo della paura. L’elemento che accomuna le nostre azioni, le emozioni che nascono  si sviluppano e muoiono nel nostro cervello è il cuore. Non a caso da sempre nel pensare comune, viene identificato come estensione del cervello. 

E’ attraverso la rilevazione della frequenza dei suoi battiti, e delle sue impercettibili pause e accelerazioni che è possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per conoscere il nostro stato di stress. Tutto questo  grazie all’impiego di sensori (simili a quelli per l’ECG)  che inviano un segnale ad un software che li classifica sotto forma   di un parametro chiamato  RMSSD (“root mean square of successive differences”), che genera un valore compreso tra 0 e 100. Un valore basso di rMSSD è indice di una scarsa attività parasimpatica e sintomo di un elevato stress emotivo. 

Per concludere..

Nel nostro pensare comune, avremmo tutti dedotto l’opposto di quello che l’evidenza scientifica ha dimostrato. Della serie se non ho problemi, non mi agito e sto tranquillo sicuramente la mia frequenza cardiaca sarà regolare mentre si è dimostrato, che maggiore è la variabilità della frequenza cardiaca, migliore è lo stato di salute del fisico e l’equilibrio fra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. In poche parole vige piu’ il concetto di resilienza (capacità di assorbire una sollecitazione dinamica) che di resistenza (capacità di resistere alle sollecitazioni statiche), e di come in tutti i casi il nostro cervello si trova a dover equilibrare una serie di sistemi complessi in pochi millesimi di secondi. Una caratteristica meravigliosa ma delicata della nostra natura che è indispensabile tutelare in tutti i modi.

Riferimenti Scientifici

Reti Paziente Centrate solo un sogno?

Nel processo di acquisizione e gestione dei dati clinici e sanitari in questo periodo storico l’assioma sicurezza=blockchain viene  (e aragione) utilizzato molte volte. Il perchè (nell’articolo specifico bene ben chiarito) questa tecnologia viene coinvolta in qualità di gestore unico delle transazioni (chi è autorizzato a fare e cosa), senza alterare in alcun modo i processi di archiviazione dati (DB Server) preesistenti. E’ proprio grazie a questa peculiarità che diverse aziende hanno concentrato i propri sforzi nel pensare alla blockchain anche in ambito sanitario, con particolare attenzione al: Fascicolo Sanitario Elettronico . Argomenti questi facenti parte dello stesso orientamento detto di: “Reti Paziente Centrate” nelle quali al centro di ogni processo c’è la salute dell’individuo, e non più soltanto l’infrastruttura tecnologica-amministrativa che detiene il dato, permettendo alle diverse realtà sanitarie (pubbliche e private) di non essere piu’ considerate “silos” informativi ma veri e propri nodi, di una rete che si autoalimenta man mano si aggiungono informazioni sui pazienti. Tra le sue mission il FSE, ha di permettere al cittadino di tracciare tutta la sua storia sanitaria potendola anche condividere con i medici, ospedali, specialisti, ecc… Tra le informazioni condivise (lo ricordiamo), ci sono: referti, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, profilo sanitario sintetico, dossier farmaceutico, consenso o diniego alla donazione degli organi e tessuti, ecc.. Viene fisiologico pensare che dati di questa portata necessitino di un altissimo livello di tutela, anche in relazione alle nuove iniziative a delinquere. Un mercato, quello della rivendita dei dati sanitari, con importi consistenti al punto di creare una vera e propria controtendenza a l’ormai classico furto dei codici della carta di credito, visto che la possibilità di bloccarla (basta una telefonata alla banca), risulta essere ancora un valido deterrente. Questo processo di autotutela  invece non puo’ avvenire per i propri dati sanitari rubati. Per i malintenzionati questo tipo di furti permettono di: falsificare ricette per ottenere farmaci da rivendere al mercato nero, ricevere prestazioni sanitarie non dovute, truffare assicurazioni, il ricatto per la diffusione di informazioni delicate sullo stato di salute di una persona, ecc.. . Anche se dal maggio del 2018 la nuova normativa europea la GDPR (General Data Protection Regulation) ha imposto alle aziende un cambiamento culturale per come approcciarsi ai dati sensibili, ancora per quanto attiene tutti i vari processi relativi a l’acquisizione di quest’ultimi, non risponde pienamente alle esigenze specifiche, anche a causa di una mancata uniformità nella tutela delle informazioni dei processi di acquisizione. E’ fuori dubbio che l’impiego della tecnologia blockchain faciliterebbe e di molto, anche gli aspetti legati alla privacy, vista la possibilità di verificare l’identità digitale di un paziente, che ad oggi invece come dato elementare è riconducibile solo al codice fiscale. Una quantità di dati potenziali (che adesso magari giacciono  dentro un armadio in casa nostra)  nella piena applicazione del FSE nella loro versione digitale verrebbero  acquisiti  validatiti protetti  e aggregabili, con una fortissima ricaduta anche in termini predittivi. Si pensi quello che già oggi è possibile  grazie a l’impiego dell’Intelligenza Artificiale, nel generare collegamenti inaspettati tra dati diversi tra loro, e alla capacità di auto-imparare dall’esperienza storica sui dati, fornendo cosi anche nuovi pattern per la ricerca, e cosa non da poco, orientare una migliore taratura in termini di riduzione della spesa sanitaria.

Lo stato dell’arte
Ad oggi, le sfide tecniche, organizzative e amministrative ancora rendono difficile una vera e propria attuazione su larga scala in ambito sanitario della tecnologia blockchain in ambito sanitario. Ovviamente questa tecnologia non è l’unica strada percorribile per una standardizzazione e tutela delle transazioni sanitarie, ma di certo puo’ agevolare la definizione di nuovi target attuativi, finalizzati a uniformare e distribuire le informazioni in maniera sicura, attraverso un unico sistema che funga da Big Data Sanitario Nazionale, al servizio dei pazienti e della scienza. Per quanto riguarda invece specificatamente il FSE di seguito la fotografia ad oggi dello stato di avanzamento. 

Per i dettagli relativi al FSE si consiglia di consultare il seguente link: https://www.fascicolosanitario.gov.it/