Misurazione dell’ HRV. Come capire quanto si è stressati

Si fa (purtroppo) un gran parlare in questa epoca, di stress e delle sue varie conseguenze come: depressione, burnout, ecc, ma purtroppo si affronta questo argomento quando i suoi sintomi diventano cosi invadenti (e alcune volte invalidanti) che ci obbligano a fermarci. Una sorta di Pit-Stop mentale obbligatorio, che in tanti casi non si risolve come per la Formula 1 in pochissimo tempo, ma in tempi non stimabili.

Inutile ripetercelo, piangendoci addosso. Non siamo in grado di ascoltarci (vedi interocezione). Viviamo continuamente di corsa, e ci avvolgiamo come tante coperte di Linus, negli alibi di cui  questa generazione ci ha dotato. La verità,  è che non sappiamo quando fermarci e reimpostare il nostro metronomo interno. Non ci hanno educati a scandire nuovi ritmi in sintonia con quelli interni, nei quali poter assaporare la vita e non divorarla e rendendocela indigesta.
Ma è possibile misurare lo stress senza una autodiagnosi falsabile? La risposta è si grazie ad una misurazione chiamata HRV ( Heart Rate Variability).

Che cosa significa  HRV e come fa a capire che sono stressato?

Dovendoci per forza addentrare in alcuni dettagli tecnici per capire come fanno particolari strumenti a determinare la variazione della frequenza cardiaca (HRV), è bene fare una piccola introduzione su come funziona il nostro cervello. 

Il battito cardiaco come sappiamo aumenta durante l’esercizio fisico coordinato dal Sistema Nervoso Centrale (SNC) viene sollecitato dalla richiesta di ossigeno dai vari tessuti e quindi stimola il cuore a pompare più sangue. Non appena la richiesta delle performarce fisiche diminuiscono lentamente il cuore riprende il suo battito normale e la frequenza riacquista come dire valori di crociera. Vedendo piu’ da vicino in che modo queste regolazioni vengono attivate e da quali strutture. Il SNC è diviso in due altri sotto sistemi; il sistema nervoso simpatico (SNS) e il sistema nervoso parasimpatico (SNP). Il primo (SNS) è coinvolto in tutte quelle attività legate alle sollecitazioni che richiedono un “pronto intervento”. La sua stimolazione quindi fa si che i battiti aumentino (anche senza una specifica richiesta di  sforzo fisico correlato) al fine di poterci tenere pronti per la difesa/azione. Al contrario, l’SNP è invece il meccanismo che viene attivato quando ci rilassiamo, dormiamo facciamo meditazione, yoga ecc.. In nessun caso un sistema è piu’ importante dell’altro, ma lo è il punto di equilibrio invece tra l’azione/reazione e il rilassamento/recupero. E’ proprio a causa dell’alterazione di questo equilibrio che iniziano i problemi.

Fonte:https://www.my-personaltrainer.it/farmacologia/sistema-nervoso-44.html

Il primo (SNS) è coinvolto in tutte quelle attività legate alle sollecitazioni che richiedono un “pronto intervento”. La sua stimolazione quindi fa si che i battiti aumentino (anche senza una
specifica richiesta di  sforzo fisico correlato) al fine di poterci tenere pronti per la difesa/azione. Al contrario, l’SNP è invece il
meccanismo che viene attivato quando ci rilassiamo, dormiamo facciamo meditazione, yoga ecc.. In nessun caso un sistema è piu’ importante dell’altro, ma lo è il punto di equilibrio invece tra l’azione/reazione e il rilassamento/recupero. 

E’ proprio a causa dell’alterazione di questo equilibrio che iniziano i problemi. Quando cioè il nostro cervello percepisce un pericolo (che deve portare ad una azione che ad esempio non esiste), ma che comunque attiva il SNS a tenersi pronto per la battaglia. Ma quale battaglia? E’ proprio questo il problema. Per il cervello anche se non esiste nessuna battaglia visibile, possono essercene (anche piu’ di una) dentro di lui. Poco importa se nessuno la vede, la battaglia c’è, e tutto è pronto per affrontarla. Ostaggi insomma di una struttura a forma di mandorla (l’amigdala) collocata nel lobo temporale del nostro cervello, responsabile della gestione delle emozioni ed in particolar modo della paura. L’elemento che accomuna le nostre azioni, le emozioni che nascono  si sviluppano e muoiono nel nostro cervello è il cuore. Non a caso da sempre nel pensare comune, viene identificato come estensione del cervello. 

E’ attraverso la rilevazione della frequenza dei suoi battiti, e delle sue impercettibili pause e accelerazioni che è possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per conoscere il nostro stato di stress. Tutto questo  grazie all’impiego di sensori (simili a quelli per l’ECG)  che inviano un segnale ad un software che li classifica sotto forma   di un parametro chiamato  RMSSD (“root mean square of successive differences”), che genera un valore compreso tra 0 e 100. Un valore basso di rMSSD è indice di una scarsa attività parasimpatica e sintomo di un elevato stress emotivo. 

Per concludere..

Nel nostro pensare comune, avremmo tutti dedotto l’opposto di quello che l’evidenza scientifica ha dimostrato. Della serie se non ho problemi, non mi agito e sto tranquillo sicuramente la mia frequenza cardiaca sarà regolare mentre si è dimostrato, che maggiore è la variabilità della frequenza cardiaca, migliore è lo stato di salute del fisico e l’equilibrio fra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. In poche parole vige piu’ il concetto di resilienza (capacità di assorbire una sollecitazione dinamica) che di resistenza (capacità di resistere alle sollecitazioni statiche), e di come in tutti i casi il nostro cervello si trova a dover equilibrare una serie di sistemi complessi in pochi millesimi di secondi. Una caratteristica meravigliosa ma delicata della nostra natura che è indispensabile tutelare in tutti i modi.

Riferimenti Scientifici

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