Network Marketing Multilivello e il pericolo del reclutamento dei minorenni.

Un giorno mio figlio gasatissimo entrò in casa dicendo di avere trovato il modo di fare soldi! Chiaramente una cosa del genere (detta soprattutto da un 17enne) sollevò non pochi sospetti e perplessità. Gli chiesi in che modo avrebbe fatto tanti soldi, e mi raccontò di essere stato contattato da un suo caro amico e che questi gli aveva proposto “l’affare”. Non feci poca fatica a capire che si trattava dell’ennesima richiesta di far parte del solito network marketing multilivello di turno. Rimasi invece stupito del fatto che la proposta fosse stata fatta ad un minorenne. Già ben catechizzato parlava di aprire un conto in banca per i minorenni e di far parte del network previa autorizzazione del tutore (io per l’appunto), per la modica cifra di 35 euro come fee d’ingresso alla quale doveva seguire un primo ordine del cosiddetto starter-kit che poteva partire dai 200 € a i 3000€ a seconda delle possibilità. Chiaramente il ragazzo non disponeva di tali somme e quindi iniziò a ingegnarsi su come trovare una cifra pari a 600€ (chiedendo al fratello maggiore un prestito). Conoscendo la filosofia che c’è dietro questa modalità di fare network e anche i pericoli legali in cui è possibile incappare se di mezzo non c’è la vendita di un prodotto, mi sono accertato meglio e ho avuto la conferma che; per il nostro ordinamento, le attività di vendita basate sul reclutamento di nuovi soggetti se non vincolati dall’esercizio della vendita (ma finalizzata al solo aumento dei “nodi” del network), si configura  come reato di truffa Art. 640 del c.p. (https://it.wikipedia.org/wiki/Schema_Ponzi)
Fatte le mie opportune verifiche scoprii che l’azienda che c’era dietro al network aveva ben strutturato il suo sistema di business, per non incappare in nessuna sanzione, permetteva cioè, oltre all’acquisto online dei prodotti, anche di poter entrare nel network di vendita, a condizione che la new entry  acquistasse un kit di prodotti, in base alle proprie possibilità o “aspirazioni”. Infatti il sistema di guadagno si basava su una serie di livelli di compensi e il cui posizionamento iniziale dipendeva da quanto si fosse investito proprio sullo stater-kit, e poi dalle proprie capacità ad aumentare nuovi nodi (affiliati) al proprio network. 

La mia considerazione personale, è che  sia un espediente pericolosissimo per un adolescente che per la sua età, non ha ancora ben strutturato a livello comportamentale la gestione dei soldi e del mantenimento di relazioni sane, visto che il principio su cui si basa  il reclutamento di nuove “leve”, è legato proprio al presupposto che  esista una relazione di fiducia in essere. E quale soluzione migliore, se non di esaltare un minorenne ad entrare in questo business, facendo leva sui soldi, l’autonomia finanziaria e la bella vita ? Prendi un minorenne, lo motivi, lo catechizzi inzeppandolo con frasi e concetti emotivamente coinvolgenti, e il gioco è fatto!!  Come dire, un gioco facile per chi ingenuamente non ha sovrastrutture ed in alcuni casi malizia. Una leva potentissima ed efficace nel  proporre “l’affare” ( a più riprese mio figlio ha partecipato ad incontri con i vari guru del network, studiandosi libri specifici, ecc..).

Da genitore tutto questo mi fa rabbia. 

Mi da l’impressione che questi procacciatori di “nodi” del network, con sapienza agiscano proprio sui bisogni di quell’età; i soldi e la posizione sociale a basso sforzo, e tutti quei vantaggi derivanti da un’immagine di benessere. Penso sia opportuno evidenziare,  che potrebbe crearsi un cortocircuito derivante dal fatto che se il network funziona,  si potrebbero realizzare grosse cifre di denaro, evento questo, che per un minorenne  sarebbe irrompente. Si passerebbe in poco tempo dalla paghetta, allo stipendio, senza avere un’adeguata  maturità nell’uso dei soldi. Senza parlare delle conseguenze nelle relazioni. E’ difficile (e sulla rete è pieno di testimonianze) per gli adulti uscire dalla gabbia di vedere in ogni amico, conoscente o persona che si ha davanti una fonte di guadagno, immaginiamoci per un 17enne! L’ipotesi piu’ accreditata è che ci possa essere  il rischio (sempre se tutto va a buon fine) che il ragazzo si possa abituare ad un tenore di vita irrispettoso del valore dei soldi e dell’incapacità a vagliare con lucidità chi ha davanti e con chi instaurare relazioni amicali vere e sincere, senza secondi fini. 

Insomma per farla breve, a casa mia non si vive piu’.  Da quando questo tarlo del fare i soldi in questo modo, convive con mio figlio è faticosissimo convincerlo che la vita è fatta di altri valori (oltre che a quello dei soldi), e che soprattutto esiste una relazione tra conoscenza (studio) – lavoro e retribuzione. 

Sono convinto che la soluzione migliore sarà di aspettare che compia  18 anni, si aprirà un conto in banca e provvederà intanto ad iniziare a trovare i soldi (magari facendo qualche lavoretto) per il tanto anelato “affare del secolo”. Speriamo bene !

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