Mamma sono diverso. Non sono tuo nemico.

Vorrei piangere ma non ci riesco.
Si, vorrei che qualcuno mi prestasse per pochi minuti la sua voce, ma non lo trovo.
Fino a ieri ero un pezzo di te mamma, e adesso non mi vuoi più?
Cosa ho fatto di male?
Non ho chiesto di esserci,
tu mi hai cercato e in te sono cresciuto.
Mamma! mamma! mamma! che fai?
Siamo legati io e te non lo vedi?
Quello che senti, quello che dici, che mangi, che bevi, lo faccio con te.
Perché non mi vuoi più?
Non sono come tutti gli altri bambini?
Ma neanche loro sono come me.
Si fa presto a cambiare la normalità.
Puoi nascere sano ed ammalarti, essere forte e ferirti.
Nessuno, è cosi forte.
Mamma mammina mia.
Sono un pezzo di te. Sto dentro di te. Mi emoziono con te.
Se anche fossi la madre più incapace del mondo, io ti amerei tanto lo stesso.
Ho solo te mamma.
AMAMI.

Poesia dedicata a tutti bambini mai nati perchè diversi. L’aborto è aborto..
Tutti i diritti riservati by Marco Mirra

Il pensiero dei pensieri

Ha sbirciato dai vetri della mia casa.
In cerca di qualcosa di cui nutrirsi
Come una belva scruta la sua preda
Capii che cercava me.
Ho avuto paura e mi sono nascosto
Tra i respiri della mia angoscia
Cercavo un inutile riparo
Temevo che l’eco dei mei battiti
fosse percepito anche da lui.
Fermai il mio respiro.
Facilmente entrò in casa mia
Sembrava la conoscesse già.
Si diresse verso di me.
Mi fissava ma qualcosa mi insospettiva
Poi capii. Era cieco.
Più si avvicinava più lo riconobbi
Ero io. 
Strano pensai. 
Come vedersi uno specchio 
Ma non riconoscersi del tutto.
Mi feci coraggio e uscii dal mio nascondiglio
Più mi avvicinavo più si allontanava
Sembrava scomparso, ma poi mi girai ed era dietro di me
Gridai con forza: “che vuoi? Vattene via gli dissi”
Stringendo la mia croce al collo
Invocai DIO, come un esorcista sull’indemoniato.
Ma nulla, non si muoveva.
Mi angosciavano sempre di piu’.
Scappavo di stanza in stanza
ed ogni volta che aprivo una porta
lo trovavo li che mi aspettava.
Gocce di sudore freddo
facevano sosta nei miei occhi
arrossendoli ed arricchendo
il fiume in piena del mio pianto.
Mi stesi a terra.
Allargai le braccia Come Cristo sul monte
Guardai il soffitto e dissi: Amen
Cosi accadde l’inaspettato
Ed una voce mi venne in soccorso
sussurrando: “Non sei i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri esistono perché tu sei.
Loro (i pensieri) si agitano in cerca di carne in cui abitare.
Frustrati perché non hanno massa
Si ammassano per averne.
Pensano di avere sempre ragione
ed invece il piu’ delle volte hanno torto”
Ecco perché mi dissi.
Sono convincenti è vero!
Si mimetizzano tra la ragione
ma a differenza di questa ingannano sin dall’inizio.
Seducendo le emozioni
impongono a queste un dominio che non gli spetta.
Il segreto, non è il non pensare (impossibile da vivi)
neanche imprigionarli,
è lasciarli vivere
per quello che sono
E ricordandosi sempre
che sono ciechi
Non avere pietà per loro ne troppo interesse
Nascono vivono senza di te
Fai lo stesso con loro
E ricorda…
Tu puoi vedere

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Coronavirus e i sette capretti

Difficile questo momento per tutti, soprattutto per chi già combatte ogni giorno per imparare a vivere in una società come la nostra cosi selettiva e poco aperta alla diversità. E’ vero, che avere a che fare con la diversità ci pone sempre davanti ad un dilemma. Ci entro dentro o ne resto fuori? Sposto cioè la mia angolazione, nel vedere e vivere le cose o rimango li dove sono e tutto il resto si adegua? Da questa scelta ne susseguono altre, e altre ancora, tutte sempre contro corrente, e capaci di infiacchirti fino all’esasperazione ma anche di metterci davanti ai nostri limiti, ma rincuorati dalla forza di ricevere un amore cosi pulito che ci mette soggezione. Questa esperienza (che non tutti sono chiamati a fare) è quella che vivo io, padre di un figlio DOWN. Vorrei che questo post diventi virale, in questo tempo nel quale oramai tutti sanno cosa sia un virus. Mi piacerebbe pensare, che questo tempo di fermo per tutti non sia per maledire la propria storia, ma di ripensarla. Di vedere come sia stato possibile arrivare sin qui. Di vedere di come in fondo non siamo cosi tanto invincibili e forti. Perchè ci basta molto poco per soccombere. 

Strano, siamo fermi eppure questo è il tempo della raccolta. Raccogliamo il risultato della semina nei giorni che cosi tanto non apprezzavamo perchè “normali”. Passiamo cosi tanto tempo della nostra esistenza ad evitare quello che non controlliamo (quello che è diverso) che la normalità viene approssimata. Una specie di bella spalmata di stucco sulle fenditure della nostra vita, che poi ci si trova come in questi giorni a fare i conti con i pezzi che cadono e a scandalizzarci con quello “che c’è sotto”. Quello che insegna avere un figlio DOWN è che lo stucco non serve. La forza della sincerità, l’incapacità di mentire, il vivere con le proprie debolezze, limiti e ritardi, non sono altro che evidenziatori sulla propria esistenza, ma sono anche insegnamenti, in un vivere il pudore di essere diverso.

COVID-19 molto piu’ di un virus

IL 4 Marzo 2020 con il DPCM relativo al contenimento della diffusione del virus si è formalizzato come modificare drasticamente le nostre abitudini di vita. Uno spettro che si aggira all’interno delle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro e tra le nostre relazioni umane. Un essere invisibile che come un cecchino può puntarti, e capace non sempre di farti sentire  il dolore immediato, ma a volte in maniera silenziosa nuocere a te e chi ti sta attorno  con tutta la calma necessaria. Siamo passati dal pensare; tanto il problema era lontano da noi (in Cina dicendo che quasi quasi se la sono cercata mangiatori di ogni forma di vita animale), a man mano vederci arrivare  fino sotto casa questo virus, di cui si sa un po tutto e niente. Si sa soltanto che con certezza è un virus che dall’animale è passato all’uomo, ma poi di fatto quello che accadrà nessuno lo sa. Fino a poche settimane fa, ci rassicuravano che presto sarebbe finito con l’arrivo della primavera, per poi oggi prepararci al fatto che  potrebbe non essere cosi.  A sperare, in attesa di un vaccino, che possa estinguersi lentamente limitando il contagio, a immaginare che forse non ce ne liberemo cosi facilmente. Al mistero del fatto che pare sia piu’ blando nei bambini, piu’ aggressivo sulle persone del sesso maschile e che piu’ o meno in linea di massima miete vittime tra immunodepressi ed anziani. Insomma, un bella bega per questa società cosi tanto strutturata sul consumismo e sul libertinismo. 

Dal 4 Marzo tutti i nostri ragazzi stanno a casa, e pare proprio che non hanno capito che sta succedendo. Hanno confuso questa chiusura della scuola con le vacanze di Pasqua anticipate. Pensano di fare la vita normale e avere le stesse identiche relazioni e abitudini di sempre. Ed è veramente difficile fargli capire che non è piu’ come prima, ma come biasimarli ? In fondo noi adulti a parte categorie particolari, non è che stiamo dando un grande esempio.

Penso infatti ai  nostri medici e paramedici, eroi invisibili che stanno in trincea e stanno dando un segno al mondo di come l’Italia non si nasconde, reagisce ed agisce. Malgrado le scuse postume della Francia (fonte: Repubblica.it)  dopo che in questi giorni su Canal + girava il video satirico nel quale un pizzaiolo (evidentemente infetto)  sputava su una pizza margherita diffamando l’Italia sottotitolando Pizza Corona (vedi video affianco). Come dire, di nuovo la Francia ha perso un’occasione buona per dimostrare saggezza e soprattutto senso civico, in virtù di una pseudo millantata satira, che come fu dopo il terremoto di Amatrice e in altre occasioni rendono percepibile un certo malessere nei confronti dell’Italia (Qui il link con tutte le vignette di Hebdo)

Alcuni video italiani in risposta a quello francese

Ma siamo in guerra davvero?

Si amico mio siamo in guerra. Cosi rispondevo telefonicamente ad un amico con cui parlavamo della situazione. Ma le uniche armi che abbiamo è la prudenza e l’intelligenza. Armi che purtroppo come società abbiamo lasciato nelle soffitte del nostro conformismo e di un lasciarsi vivere, come se tutto fosse dovuto. D’altro canto un virus per diffondersi ha bisogno di un organismo ospitante che gli permetta di fare N. copie di se stesso e l’unico modo per strammazzarlo (il bastardo) è di indurlo all’eutanasia (alla fine dell’articolo i riferimenti del Ministero della Salute sulle modalità di protezione e prevenzione). Chiaramente in questi giorni tutti puntano lo sguardo sulla scienza. Su chi (magari precario e invisibile) improvvisamente viene messo al centro della scena. In un paese come il nostro che sforna “capoccioni” che ci invidia mezzo mondo, obbligati a trovare un posto fuori dal nostro paese. Tutti siamo  in attesa di un vaccino che ci doterebbe delle armi per difenderci in caso di contagio. In molti ancora ricordano  quando nel 1969  si diffuse in Italia un’infezione (la Spaziale) che un anno e mezzo prima si sviluppò da Hong Kong. Da li poi man mano si  diffuse in America, tutta l’Asia ed infine in Europa. In Italia ancora c’erano persone che ricordavano i tempi della tragica pandemia dell’influenza Spagnola del 1918 che uccise nel mondo almeno 25 milioni di persone, un piaga nella piaga, di una prima guerra mondiale che fu terribile per tutta l’umanità. Anche se la Spaziale non era particolarmente letale, ma fortemente contagiosa (si stima che ci furonono piu’ di 500.000 contagi in tutto il mondo), per alcuni aspetti (non legati al tipo di virus) assomiglia all’attuale COVID19. Ma cosa differenzia queste due infezioni? Chiaramente la  velocità di trasmissione. Un tempo pari ad un anno e mezzo per la Spaziale a meno di un mese per la COVIDE19. Effetto boomerang  della globalizzazione, e della netta riduzione dei tempi di spostamento da una parte e l’altra del mondo. Ma quello che veramente fa la differenza è quello che comporta questo virus sulla nostra vita.  Fatta di relazioni sociali, di paranoie per cose stupide, accanimenti per cose inutili, e di tanto altro a cui ci siamo abituati ad avere in automatico. Nella storia eventi di questo tipo hanno sempre avuto un effetto di ritorno. Una sorta di obbligo a riflettere, a fermarsi che porta l’uomo a scendere negli abissi della propria esistenza. Chiunque di noi non ha potuto fare a meno in questi giorni di farsi alcune domande esistenziali. Una tra tante, della nostra fragilità come esseri viventi. Tanto forti, palestrati, ipertecnologici,  attenti a nutrizione e ad ogni piccolo malessere,  per poi combattere con un nemico microscopico e cosi subdolo da ridurci magari ad untori senza saperlo. E’ un momento tragico per la nostra nazione tanto afflitta da tanti guai, ma è anche un momento per fare i conti con la nostra vita e capire meglio quello che abbiamo e quello che ci è stato per il momento tolto. Un momento nel quale è opportuno essere attenti,  e vigilare per individuare lo sciacallo di turno, che approfittando della nostra attenzione rivolta al  corona virus faccia giochi sporchi alle nostre spalle, sia a livello politico che in altri ambiti. Sono sicuro che quello che sta accadendo non è avvenuto per caso. Che in qualche modo sia un monito a questa generazione, troppo sicura di se, che ha fatto dell’agnosticismo la nuova religione, e che ha perso invece parte della sua natura spirituale, creando cosi un cortocircuito che mi piace pensare non serva per mietere vittime folgorandole, ma dando nuovi stimoli esistenziali, rigenerandoci da dentro riuscendo passato questo tempo (che passerà di sicuro) ad apprezzare ogni giorno come un dono, e aprire gli occhi alle nuove generazioni, fin troppo anestetizzate.

LINEE GUIDA DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Wuhan Coronavirus come controllarlo e impedire un contagio globale

Penso che quello delle infezioni incontrollate, sia uno degli argomenti di cui tutti piu’ o meno, siamo molto sensibili se non addirittura terrorizzati. In questi giorni dopo la propagazione del Whuan Coronavirus (2019-nCoV) avvenuta dal 1° Dicembre 2019, tutto il mondo sta rimanendo con il fiato sospeso, nel tentare di capire come arginare questo mostro invisibile che si muove in maniera imprevedibile. Si parla spesso di globalizzazione in vari contesti, ma di sicuro quello che riguarda gli allarmi sanitari, desta ancora piu’ paura proprio per la facilità con cui le  persone si possono spostare nel mondo in tempi molto rapidi. Ma esiste anche un’aspetto positivo della globalizzazione (quello digitale) che  ci permette, collegandoci attraverso la rete internet  di poter raggiungere persone e luoghi anche nelle zone del mondo piu’ recondite. E’ proprio quello che sta accadendo per mappare le aree di contagio dell’infezione, vista la subdoloscenza di questo particolare virus, che lo ricordiamo, non si manifesta con sintomi particolari, ma con problemi respiratori comuni (non necessariamente accompagnati da febbre) o addirittura senza alcun sintomo per poi entro 2 settimane dal contagio manifestarsi in tutta la sua violenza. L’unica strada per identificarne la presenza in un soggetto sono test di laboratorio su campioni respiratori e/o siero  (per maggiori info consultare: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sintomi-diagnosi), oltre ad altri screening di tipo piu’ generale. E’ notizia ormai diffusa che grazie all’impiego della rete 5G nella città di Wuhan e le altre località interessate dall’epidemia si stanno adottando sistemi integrati di screening sulle persone, permettendo l’interconnessione anche da remoto di specialisti anche lontanissimi dal luogo dell’infezione. Alle classiche acquisizioni dei dati di laboratorio, grazie alla velocità e robustezza della rete 5G vengono acquisite immagini e video, che permettono di arricchire una banca dati che oltre a mappare i focolai fornisce informazioni indispensabili ad epidemiologi ed infettivologi in tutto il mondo.

Di seguito la mappa interattiva dei focolai nel mondo. 

Misurazione dell’ HRV. Come capire quanto si è stressati

Inutile ripetercelo, piangendoci addosso. Non siamo in grado di ascoltarci (vedi interocezione). Viviamo continuamente di corsa, e ci avvolgiamo come tante coperte di Linus, negli alibi di cui  questa generazione ci ha dotato. La verità,  è che non sappiamo quando fermarci e reimpostare il nostro metronomo interno. Non ci hanno educati a scandire nuovi ritmi in sintonia con quelli interni, nei quali poter assaporare la vita e non divorarla e rendendocela indigesta.
Ma è possibile misurare lo stress senza una autodiagnosi falsabile? La risposta è si grazie ad una misurazione chiamata HRV ( Heart Rate Variability).

Che cosa significa  HRV e come fa a capire che sono stressato?

Dovendoci per forza addentrare in alcuni dettagli tecnici per capire come fanno particolari strumenti a determinare la variazione della frequenza cardiaca (HRV), è bene fare una piccola introduzione su come funziona il nostro cervello. 

Il battito cardiaco come sappiamo aumenta durante l’esercizio fisico coordinato dal Sistema Nervoso Centrale (SNC) viene sollecitato dalla richiesta di ossigeno dai vari tessuti e quindi stimola il cuore a pompare più sangue. Non appena la richiesta delle performarce fisiche diminuiscono lentamente il cuore riprende il suo battito normale e la frequenza riacquista come dire valori di crociera. Vedendo piu’ da vicino in che modo queste regolazioni vengono attivate e da quali strutture. Il SNC è diviso in due altri sotto sistemi; il sistema nervoso simpatico (SNS) e il sistema nervoso parasimpatico (SNP). Il primo (SNS) è coinvolto in tutte quelle attività legate alle sollecitazioni che richiedono un “pronto intervento”. La sua stimolazione quindi fa si che i battiti aumentino (anche senza una specifica richiesta di  sforzo fisico correlato) al fine di poterci tenere pronti per la difesa/azione. Al contrario, l’SNP è invece il meccanismo che viene attivato quando ci rilassiamo, dormiamo facciamo meditazione, yoga ecc.. In nessun caso un sistema è piu’ importante dell’altro, ma lo è il punto di equilibrio invece tra l’azione/reazione e il rilassamento/recupero. E’ proprio a causa dell’alterazione di questo equilibrio che iniziano i problemi.

Fonte:https://www.my-personaltrainer.it/farmacologia/sistema-nervoso-44.html

Il primo (SNS) è coinvolto in tutte quelle attività legate alle sollecitazioni che richiedono un “pronto intervento”. La sua stimolazione quindi fa si che i battiti aumentino (anche senza una
specifica richiesta di  sforzo fisico correlato) al fine di poterci tenere pronti per la difesa/azione. Al contrario, l’SNP è invece il
meccanismo che viene attivato quando ci rilassiamo, dormiamo facciamo meditazione, yoga ecc.. In nessun caso un sistema è piu’ importante dell’altro, ma lo è il punto di equilibrio invece tra l’azione/reazione e il rilassamento/recupero. 

E’ proprio a causa dell’alterazione di questo equilibrio che iniziano i problemi. Quando cioè il nostro cervello percepisce un pericolo (che deve portare ad una azione che ad esempio non esiste), ma che comunque attiva il SNS a tenersi pronto per la battaglia. Ma quale battaglia? E’ proprio questo il problema. Per il cervello anche se non esiste nessuna battaglia visibile, possono essercene (anche piu’ di una) dentro di lui. Poco importa se nessuno la vede, la battaglia c’è, e tutto è pronto per affrontarla. Ostaggi insomma di una struttura a forma di mandorla (l’amigdala) collocata nel lobo temporale del nostro cervello, responsabile della gestione delle emozioni ed in particolar modo della paura. L’elemento che accomuna le nostre azioni, le emozioni che nascono  si sviluppano e muoiono nel nostro cervello è il cuore. Non a caso da sempre nel pensare comune, viene identificato come estensione del cervello. 

E’ attraverso la rilevazione della frequenza dei suoi battiti, e delle sue impercettibili pause e accelerazioni che è possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per conoscere il nostro stato di stress. Tutto questo  grazie all’impiego di sensori (simili a quelli per l’ECG)  che inviano un segnale ad un software che li classifica sotto forma   di un parametro chiamato  RMSSD (“root mean square of successive differences”), che genera un valore compreso tra 0 e 100. Un valore basso di rMSSD è indice di una scarsa attività parasimpatica e sintomo di un elevato stress emotivo. 

Per concludere..

Nel nostro pensare comune, avremmo tutti dedotto l’opposto di quello che l’evidenza scientifica ha dimostrato. Della serie se non ho problemi, non mi agito e sto tranquillo sicuramente la mia frequenza cardiaca sarà regolare mentre si è dimostrato, che maggiore è la variabilità della frequenza cardiaca, migliore è lo stato di salute del fisico e l’equilibrio fra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. In poche parole vige piu’ il concetto di resilienza (capacità di assorbire una sollecitazione dinamica) che di resistenza (capacità di resistere alle sollecitazioni statiche), e di come in tutti i casi il nostro cervello si trova a dover equilibrare una serie di sistemi complessi in pochi millesimi di secondi. Una caratteristica meravigliosa ma delicata della nostra natura che è indispensabile tutelare in tutti i modi.

Riferimenti Scientifici

Jesus Game

“I am Jesus Christ” è un gioco di simulazione molto realistico ispirato alle storie del Nuovo Testamento della Bibbia. Si propone di far impersonale al giocatore il ruolo dello stesso Gesù, dal suo  Battesimo alla Resurrezione. La presentazione del videogioco da parte della STEAM (la piattaforma che lo distribuisce ) recita piu’ o meno cosi: “Diventa Gesù Cristo, il famoso uomo sulla Terra, in questo gioco di simulazione altamente realistico. Prega come Lui per ottenere la superpotenza, fai miracoli famosi come Lui dalla Bibbia come scagliare demoni, guarire e nutrire le persone, risurrezione e altro …”

Ma vediamo assieme il trailer del gioco e tiriamo le somme

In tutta sincerità all’inizio pensavo fosse un modo nuovo di far conoscere la vita di Gesù, in termini anche biblici, basando la story board del gioco proprio sulla vita reale di Gesù. Ma poi ho rielaborato il tutto e mi sto preparando al peggio. Il parallelismo tra Gesù e i suoi super poteri e quelli di un qualsiasi altro personaggio dei fumetti (traslato in un videogioco) già si delinea nel  trailer. La finalità del gioco è acquisire punti; tra miracoli da fare e livelli da superare, che a dir poco “distraggono” dal senso vero di quello che ha fatto Gesù. Prevedo (se mai uscirà il gioco) una ulteriore confusione su quest’uomo, che non è stata soltanto una persona storica, ma un elemento di svolta per interi popoli, e che lo è ancora oggi per chi vuole un incontro personale con Lui, o forse chissà magari sarà un modo indiretto di avvicinare le persone e ad incuriosirsi. Chi vivrà vedrà.

Come recuperare i cocci della nostra esistenza e il Kintsugi

E’ necessario prima di intraprendere qualsiasi percorso volto a recuperare pezzi della nostra esistenza, iniziare ad avere un approccio esistenziale piu’ totalizzante e meno scisso. La classica divisione tra anima e corpo dove la materia attraverso tante discipline (chimica, biologia, medicina, ecc..) viene eviscerata alla ricerca di sempre nuove verità, non lascia posto (quasi mai) a qualcosa di non tangibile, non organico, come la presenza dell’anima nella nostra vita, le nostre emozioni, le nostre interiorità, predisponendoci ad una sorta di “crepe” esistenziali, dalle quali trasuda una sofferenza che quasi sempre sfocia in una vera e propria spaccatura esistenziale. Facile sarebbe farsi una endovena di fede, e alienandosi rivedendo la propria esistenza, ed  “incollare” i propri cocci (o meglio ancora) spalmando uno strato protettivo che ci impedisca di distruggerci. Ma non è cosi. E’ necessario che il nostro percorso di vita si arricchisca di esperienze, che i pezzi della nostra esistenza siano tali. Non a caso la nostra esistenza è basata soprattutto sull’aspetto temporale. Il tempo altro non è che quel vasaio, alcune volte impietoso, che realizza il vaso della nostra esistenza, giorno do po giorno, pezzo dopo pezzo. Senza volerlo mi approcciai ad un aspetto di una particolare arte  giapponese detta  Kintsugi (l’arte di abbracciare la bellezza delle cicatrici), dove un vaso rotto viene fissato non con la classica colla nel tentativo di coprire le spaccature nascondendole, ma attraverso una resina cosparsa di polvere d’oro che invece le esalta. Il risultato finale indubbiamente è che il vaso rotto e re incollato in questo modo, pur mantenendo le sue forme originali acquista piu’ valore, proprio grazie all’evidenza delle sue cicatrici. 

Questo cosa vuol dire ?  

Che  le cose quando cambiano non sono da buttare ma un’opportunità di trasformazione, di crescita.

Che se qualcosa “si rompe” nella nostra vita non va mai buttato ma ripensato. 

Quando il vaso si rompe, non è caduto da solo. Qualcuno o noi stessi lo abbiamo fatto cadere e tendenzialmente cerchiamo i cocci o per buttarlo o per capire il danno e se possibile ripararlo. Quel vaso rotto invece ci aiuta a contestualizzare il tempo. Ci proietta nell’oggi. Ieri il vaso c’era domani il vaso sarà diverso da com’era. Questa flessibilità esistenziale nell’approcciarsi alle varie vicissitudini della nostra esistenza sono il frutto di un lavoro quotidiano, nel quale ognuno di noi consapevole della fragilità della propria  esistenza prende coscienza con  quale materiale sia fatto. Se il vaso fosse d’acciaio tutto o quasi (a parte qualche invisibile ammaccatura) rimarrebbe uguale. Ed invece no. E’ fragile il vaso ma non è mai vuoto.  Chi pensa cosi ha già perso. Il vaso ci contiene, ma è pieno di noi. E’ una sorta di luogo esistenziale nel quale trova dimore la nostra stessa vita. Il parallelismo quindi tra corpo (il vaso) e l’anima  acquista un valore integrale, e che ci permette di leggere con una consapevolezza ulteriore anche quello che  S. Paolo scrive in un versetto della sua lettera ai Corinzi: “Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi”

Buona vita a tutti.


CTRL-ALT-CANC della tua vita

Quanto e quando, sei disposto a fermarti per capirci qualcosa ? Raramente ho incontrato qualcuno pienamente soddisfatto della propria vita. O meglio soddisfatto di come funziona la vita stessa. Nascere per poi morire, vivere emozioni belle che non posso durare, la nostra totale fragilità fisica che ci porta ad essere annoverati in natura come una delle creature fisicamente piu’ fragili (almeno per intrinseca complessità di come funzioniamo)  ci inchioda a terra.  Facciamo i conti con la nostra realtà e la verità della nostra esistenza. Ma cosa vuol dire realtà e dove poggia le sue radici la verità? La realtà cosi come la concepiamo si basa su due parametri fondamentali; il tempo e i sensi. Entrambi questi, rientrano comunque in una sfera di “percezione”. Voglio dire. La stessa realtà vissuta da persone diverse per ognuno diventa la “propria”. In pratica è il cervello di ognuno di noi (unico e inimitabile) che in base al tempo e ai nostri sensi percepisce una realtà, la cataloga, la incasella e se necessario ne fa conseguire un’emozione. La realtà percepita è quindi frutto di una serie di attività neurologiche. Mettici pure,  che la realtà che noi percepiamo è solo un tipo di realtà ma ne esistono tantissime, dall’infinitesamente piccolo (studiato dalla fisica quantistica) all’infinitamente grande come quanto presente nell’universo…
Prendi ad esempio il tuo dito. Guardalo. È costituito da una serie di tessuti, ghiandole, terminazioni nervose, ecc.. Quello steso dito, è anche formato da delle cellule, e le cellule da un nucleo degli elettroni. Anche loro stanno vivendo nel tempo e con la propria realtà. Il dito che sto utilizzando ora sta pigiando sulla tastiera, ma nello stesso tempo collabora ad irrorare di sangue, anche le altre dita, e andando sempre piu’ in profondità, le mie cellule epiteliali, sanguigne e nervose stanno anche loro vivendo una propria realtà… Insomma un sistema cosi complesso ed armonizzato che proprio per la sua difficile decodifica, riportiamo ad una visione piu’ macroscopica ossia adatta alla nostra percezione della realtà. Da sempre l’uomo cerca di capire, conoscere la verità sulle cose, e che per motivi essenzialmente legati all’indisponibilità di strumenti tecnologici avanzati o limiti ed imposizioni culturali, poteva agire in uno ristretto. Ma oggi non è piu’ cosi. Il progresso tecnologico ha portato ad andare oltre. Senza andare troppo a ritroso pensiamo quanti passi si sono fatti da quello che dimostrò Einstein con il suo concetto di materia come particolare espressione dell’energia fino ad oggi dove la stessa fisica tradizionale deve lasciare il posto alla fisica quantistica che sta dimostrando che quello che accade in sistemi infinitamente piccoli, sfugge a qualsiasi logica fino ad oggi praticabile.

Facciamo un esperimento!

Prova a fare un esperimento con me. Mettiti in una stanza tu ed un’altra persona. Bendati e all’altra persona digli di accendere e spegnere la luce quando vuole. Ogni volta che la luce si accende e si spegne alza ed abbassa la mano. Noterai subito che la cosa a parte qualche forse rara e casuale coincidenza sarà impossibile da stabilire. Questo perché? Perché gli occhi essendo bendati (e quindi la retina), non essendo colpita da nessuna frequenza luminosa non è in grado di mandare l’impulso nervoso al cervello che di conseguenza lo trasforma in immagine reale. Bene. Adesso aggiungi un ulteriore elemento all’esperimento. Usa il senso dell’udito per cercare di captare il rumore che fa l’interruttore quando viene pigiato. In questo caso pur non vedendo saprai almeno quando qualcosa alla lampadina accade (accesa o spenta). 

Ma mancando la conferma visiva (perché bendato) non saprai con certezza quale sia lo stato della lampadina e quindi potresti confondere una luce accesa da una spenta e viceversa. Questo per dimostrare cosa? Che abbiamo una serie di recettori naturali (i sensi) che vengono utilizzati per dare un nome, un colore, un gusto, una forma, un “posto” alla realtà percepita. Senza andare ad impelagarsi su argomenti legati alla metafisica, esistono realtà che pensiamo di non percepire, ma che invece semplicemente vengono acquisite a livelli diversi e vanno solitamente a “memorizzarsi” in un nostro particolare archivio celebrale che è chiamato sistema limbico. Anzi è bene affermare che per nostra natura abbiamo una sorta di incastro perfetto tra questi livelli di percezione che se vengono alterati portano a non pochi disagi possiamo dire esistenziali. Se mantenessimo cosi allargata la visione sulla nostra esistenza, inizieremmo anche a guarire da una profonda ferita inferta ormai da tempo ( avviata con Socrate nel V° secolo AC) ancora viva e che infetta  nostro mondo occidentale. L’uomo e tutto ciò che gli è proprio, è collocato al centro nell’Universo. Se a questa spaccatura ci aggiungiamo anche la nostra ormai appartenenza alla cultura della causa-effetto ( terza legge Newton) che afferma: “ogni forza esercitata sopra ogni oggetto provoca una reazione di forza uguale e di senso contrario”, riusciamo (andando indietro nella nostra vita)  a capire perché da sempre la nostra esistenza è sempre stata piena di “se” e pochi “si”. La nostra mente si è abituata a vivere la propria esistenza solo a fronte di un “effetto”. La causa cambia nel tempo ma il nostro modo di rispondere al “suo effetto” non cambia. Una sorta di ansia da prestazione latente che mal si concilia con un DIO che se vissuto nella pienezza del suo messaggio pone la sua centralità nel “Si”, da qui l’incapacità di gestire l’azione dalla reazione. 

Interocezione. La capacità di riuscire ad ascoltarsi.

Si chiama interocezione ed è la capacità di percepire le informazioni interne del proprio corpo. Come; il respiro, la peristalsi gastrointestinale, la percezione profonda del dolore e altre emozioni che in qualche modo interagiscono con il nostro corpo. Questa capacità di ascoltarsi è alla base di tutte le attività meditative e delle pratiche religiose. Una profonda capacità di auto ascoltarsi (adesso anche la scienza lo conferma) permette di attivare una empatia anche con gli altri. Un po come per capirci bene puo’ accadere con chi ha orecchio musicale, ed è in grado di non soltanto percepire il suono nella sua integrità ma anche i vari strumenti che compongono una melodia. Nello specifico la capacità di ascoltare i propri battiti cardiaci, cosi come accade per molte pratiche meditative, attiva una sorta di metronomo biologico. Una consapevolezza di esistere, di essere vivi che colloca al presente. Ricerche scientifiche sull’interocezione hanno anche evidenziato un aumento di capacità come indovinare i pensieri degli altri, lettura della mente, ecc. Queste considerazioni (per opposizione) ci stimolano anche a considerare le conseguenze di una incapacità o non volontà ad ascoltarsi, con le ricadute che questo comporta nelle nostre relazioni sociali, con i risultati nefasti a cui assistiamo. Per approfondire (Articolo su Newscientist)